Che ci faccio qui? E’ la domanda che mi sono fatto il 21 Luglio alle ore 23:50 mentre ero a Piovene Rocchette vestito di tutto punto da Trail runner in mezzo ad altri 300 (circa) Trail runners tra cui Roberto Mastrotto (che poi vincerà la gara) e Cristian Modena.
Vado a Valdagno nella serata di venerdì e, a causa di un incidente in autostrada, arrivo vicino ai tempi massimi per ritirare il pacco gara e non riesco a rilassarmi e riposare prima della partenza; le 23 arrivano veloci e veniamo trasportati a Piovene Rocchette dove c’è la start line per la Trans D’Havet Ultra. Al briefing ci dicono che potrebbe esserci pioggia ma non temporali durante la notte ma alla partenza ci sono molti lampi in cielo.
I presupposti erano quelli giusti per fare in modo di portare a casa un bel DNF
Facciamo un gruppetto di quattro amici e io resto con Cristian e gli chiedo se possiamo farla assieme.
Lui è titubante e ha paura di non tenere il mio passo ma io sentivo che qualcosa non andava.
Dopo un paio di km a Piovene si sale subito il primo rampone, 1000D+ che vengono aggrediti velocemente, sento fastidio allo stomaco e penso che sia dovuto alla partenza troppo veloce. Purtroppo non passa e sono costretto a rallentare, resto sempre con Cristian e ci intervalliamo nel segnare il passo in salita.
Al primo ristoro sul monte Sumano, dopo circa 10km, sono già cotto e mi fa male lo stomaco, voglio ritirarmi. Cristian mi chiede se me la sento di provare ad arrivare al prossimo che dista altri 10km circa. Non è una spinta ad esagerare, sappiamo che potrebbe essere solo un momento di difficoltà e accetto di provare. Scendiamo dal monte attraverso le creste e lì prendo freddo (oltre che scaga visto che è una discesa tosta di notte solo con la frontale). Riparte la salita al monte Novegno e ci accordiamo di rallentare, non riesco a tenere il suo passo. Ogni tanto devo fermarmi a prendere fiato.
In questi monenti, dove posso alzare la testa, noto le luci frontali degli atleti, immagine fantastica.
A valle si vedono le luci delle città e la montagna buia proietta sul cielo notturlo il suo skyline; le luci frontali nella notte sono come una vena sulla schiena della montagna. E' una vena piena di vita, dietro ogniuna di quelle lucette ci sono cuori pulsanti, fatica, sudore e concentrazione.
Io però non riesco più neanche a correre in souplesse, ad ogni passo sento la parete addominale che si contrae; arriviamo al secondo ristoro e siamo a circa 20km, sarebbe assurdo tentare di continuare e mi fermo; per oggi può bastare.
La decisione di fermarsi non è stata sofferta, anzi liberatoria. Questa non era la mia gara, l’ho inserita perché il brutto tempo non mi ha permesso di allenarmi a inizio Luglio e ho cercato di recuperare il dislivello perduto. Sfinirmi avrebbe rischiato di compromettere la vera gara del 29 Agosto.
Questa è la penultima storia che scrivo di questa meravigliosa avventura iniziata qualche anno fa; keep in touch ????
Voglio fare le mie congratulazioni a Cristian; dopo la difficoltà della LUT ha deciso di rifarsi alla TDH e l’ha portata a termine. Un esempio di atteggiamento da tenere verso le difficoltà; citando la nostra amica Alexandra "dobbiamo credere in noi stessi e investire tempo, pazienza e passione nel nostro progetto!!!"
Digressioni
Ci sono molte circostanze a corredo di una analisi di cosa non è andato bene, i titoli possono essere: l’incidente stradale avuto da poco in bici (forse ho sottovalutato i tempi di recupero necessari) , il carico eccesivo di allenamento durante le giornate di caldo infernale, stress di varia tipologia, vattelapesca... ma restano titoli che aggiungono una maggior consapevolezza di essere al limite.
Ora basta davvero poco per non avere spazio di recupero e fare in modo che la gara sfumi.
Il Trans D’havet l’ho tentato due volte; la prima con Andrea e Marco e siamo(sono) stati costretti a fermarci a causa di un forte temporale; questa volta il tempo è stato clemente ma ci ha pensato il mio stomaco.
Il conto rimane aperto, per ora vince lui 2 a 0.