Perché scrivere una storia sulla gara del Trans D’Havet quando sono arrivato (quasi) ultimo? 
Avevo in mente questo titolo per il mio racconto e poi arriva Giorgia, con il suo messaggio sul gruppo di Generali Runners, a dare una delle possibili risposte. 

C’è la voglia di raccontarsi, di lasciare scritte le emozioni per rileggerle e fare tesoro delle esperienze, anche quelle negative, che con il tempo la nostra mente vuole cancellare.  
C’è la voglia di lasciare un ‘semino di passione’ con la speranza che possa maturare per regalare stimoli nuovi. 
C’è la voglia di trovare il proprio equilibrio interiore (vi vedo sorridere cari sbilenchi), quel punto di forza che viene continuamente scosso dalle responsabilità che dobbiamo assumerci nella vita di tutti i giorni. 
Per questi motivi, e anche per tanti altri, vale la pena di raccontare una storia. 

Ma veniamo a questa storia, il Trans D’Havet. Gara di 82km e 5200 D+ numeri che, a detta del direttore di gara al momento del briefing, incutono timore solo al pronunciarli. 
Siamo sul Monte Pasubio a fine luglio; in questo periodo fa tanto caldo e la possibilità di trovare temporali estivi è altissima, anche se non piove sarà comunque una gara sofferta. 
Io e Cristian ci eravamo accordati nei giorni scorsi per farla assieme, appuntamento a Valdagno alle ore 21. Condividiamo una strategia di gara molto semplice “andiamo avanti, di ristoro in ristoro” 
Siamo in pochi e le operazioni preliminari sono molto veloci, alle 22 si sale in autobus che ci porterà a Piovene Rocchette per lo start; troviamo una atmosfera fiacca nonostante la festa di paese a ridosso della partenza. 

 
Ore 00:00, Pronti VIA!!! 

Qualche minuto prima della partenza ci informano di una piccola variante e ci fanno fare un anello cittadino per ripassare dal via; un ‘inchino’ al nuovo sindaco di Piovene e subito dopo in salita verso il monte Sumano. 10km e 1000mt D+ in una notte molto calda, sto sudando tantissimo e mi faccio trascinare dal passo degli altri senza guardare gli strumenti. Prima salita fatta e ora discesa sulle creste per arrivare al primo ristoro e su di nuovo verso il monte Novegno per altri 700mt D+ per coprire una distanza di poco superiore ai 20km. 
 

Arriviamo al secondo ristoro dove mi ero ritirato in entrambi le edizioni precedenti, ora sto bene le gambe sono leggere e si prosegue. 
Si affronta una discesa semplice e corribile da fare in scioltezza fino al terzo ristoro del passo Xomo. Sta albeggiando e ho sudato tantissimo, ho tanto sonno nonostante il caffè degli alpini. Non ho mai sentito questa sensazione e la imputo al fatto che era quasi un anno che non facevo una notturna, speriamo che la luce del giorno mi aiuti. 
 
Al 30km circa si arriva all’imbocco del sentiero delle 52 gallerie, il tempo di una foto ricordo e si parte di nuovo in salita per coprire altri 1000 D+ e arrivare a una distanza totale di circa 35km. 
Questo sentiero è stato costruito durante la Grande Guerra e ha una elevata importanza storica, ci condurrà al rifugio Papa che si trova a quasi 2000 mt di quota. 
La salita non è particolarmente difficile ma si deve fare con la frontale accesa, ci sono molte gallerie al buio e potrebbe essere pericoloso. Il sonno persiste e l’eccessiva sudorazione ha innescato una abrasione inguinale che comincia a darmi fastidio. 
 
Arriviamo e superiamo il rifugio Papa dove, purtroppo, non è stato allestito nessun ristoro. Si prosegue in discesa sulla strada degli Eroi
In questo tratto l’inguine comincia farmi molto male e le abrasioni sono diventate piaghe rendendomi impossibile correre; anche i tentativi di lasciarmi portare dalla gravità rendono il movimento tanto doloroso. Cammino fino al passo Pian delle Fugazze dove troviamo il quarto ristoro, siamo a circa 45 km. 
 
Ripartiamo e all’uscita troviamo un cartello dell’organizzazione : “Il prossimo ristoro si trova a 12km con 1500D+ con una difficoltà tecnica elevata, non sarà possibile ritirarsi nel tratto intermedio. Prima di proseguire siate certi di riuscire ad arrivare autonomamente”. Scende il silenzio e ripartiamo. 

In effetti la salita a Cima Carega si presenta da subito molto impegnativa, un salitone ripido su un fondo ghiaioso che mi sfinisce quasi subito, sono KO per esaurimento di energie, mancanza di sonno e dolori da abrasione.  

Passo Campogrosso, quinto ristoro

Mi devo fermare spesso nella salita e Cristian mi aspetta pazientemente e mi dà coraggio, il colpo di grazia arriva con i capogiri. La cima Carega non è vicina e si intravede a fondo valle il rifugio Scalorbi che è raggiungibile da una mulattiera che incrocia la forcella.  
Cristian mi suggerisce di cambiare il percorso, raggiungere così il prima possibile il rifugio e farci riportare a casa. 
Sono in piena crisi ma devo trovare il modo di superarla, arriviamo lentamente al Carega e i volontari dell’organizzazione mi individuano… “Come va?”.  
La domanda serve a testare le capacità di reazione; sono sfinito ma non delirante e rispondo in modo lucido.  
Al bivio decido di prendere la salita verso il rifugio Fraccaroli che ci porterà a coprire circa 55km con 4700D+ 

Riconosco il rifugio, ci ero stato durante la Lessinia Legend Run ed è stato allestito un ristoro abusivo dall’organizzazione. Chiedo al soccorso medico se hanno della crema antiabrasione ma nulla. Una ragazza gentilmente mi dà la sua crema per le mani ma è acqua fresca. Scendiamo attraverso il sentiero che ci condurrà al rifugio Scalordi per il sesto ristoro
Sono lentissimo, un sentiero fantastico che si apre sui monti Lessini ma i miei pensieri sono concentrati sul dolore dalle abrasioni e sul sonno che non vuole passare. Quando arriviamo vado al punto medico ma anche qui niente crema.  
Decido di cambiare strategia, l’obiettivo è finire la gara entro il tempo limite, chiamo Chiara e verifichiamo gli orari dei prossimi cancelli. Ho comunque un buon anticipo e devo sfruttarlo al meglio.  

Chiedo a Cristian di separarci, la mia gara è diversa dalla sua e lui può ancora divertirsi; gli chiedo di proseguire da solo e di non preoccuparsi per me, ho l’esperienza per poter gestire questo momento. Tolgo lo zaino e prendo del cibo solido, mi stendo sull’erba, metto un timer di 30 minuti sul telefono e mi addormento.  
Quando mi risveglio sento che sto molto meglio, il sonno è passato; avevo utilizzato questo metodo durante la LUT; ora riesco a mangiare e posso ripartire.  
Trovo Cristian ad aspettarmi, ha deciso di restare con me!!! 

Ripartiamo ma la soluzione al sonno è solo parziale; il dolore delle abrasioni rimane ed è diventato insopportabile; cammino molto lentamente e devo occuparmi di arrivare al settimo ristoro di Malga Campo in tempo utile a non essere tagliato fuori dall’ultima barriera oraria.  
Sono una decina di km e riusciamo ad arrivare in tempo. 

 
Anche Cristian è provato, orami siamo a quasi 70km e ci salutiamo qui, sono contento che abbia deciso di proseguire e godersi la parte finale di questa gara.  
Mi stendo sull’erba e mi addormento di nuovo al tepore del sole pomeridiano… 
Dopo la ripartenza devo tenere il controllo del tempo, ho altri 12km di sentiero in discesa da coprire nelle 24 ore totali previste, posso farcela. 

Contra’ Sacco, ottavo ristoro, mangio una montagna di anguria. 
Durante questa parte del percorso incontro una coppia in difficoltà, lui ha perso i sensi durante la discesa ed è caduto. Era sveglio al mio arrivo e non aveva segni evidenti di traumi. La fidanzata era agitata e assieme abbiamo attivato l’emergenza che è arrivata in pochissimi minuti. Preso in carico dall’organizzazione ci siamo salutati e ho ripreso il mio cammino.  

Attraverso prati, carrarecce e strade asfaltate. Siamo all’imbrunire, indosso nuovamente la frontale e arrivo a Valdagno in 21 ore e 37 minuti con il buio; gli addetti all’organizzazione mi accompagnano festosi per gli ultimi metri quasi fossi il primo arrivato. 

Ho esaurito la batteria del telefono da molte ore e non riesco a mettermi in contatto con Chiara, ha perso il segnale della mia posizione ed è molto preoccupata nel non vedermi arrivare.  
Poco dopo riesco a contattarla e ora posso finalmente riposare. Il vantaggio di arrivare ultimi è quello di trovare le docce libere e di poter fare con calma 😉.  
Torno a casa in piena notte con la medaglia di finisher della Trans D’Havet integrale, una medaglia attesa da anni e portata a casa grazie alla pazienza e a un cambio di strategia. 

Il 2024 è diventato molto complicato per la preparazione della UTMB di agosto; nelle ultime gare ho avuto difficoltà di vario genere, il mio corpo si lamenta di queste prove a cui lo sottopongo. 
La performance fisica non è più il punto di forza; ho però migliorato in resistenza mentale, aspetto che invece era mancato lo scorso anno e che mi aveva impedito di concludere la TDS. 
Con questa gara il piano di avvicinamento alla UTMB si è concluso. Il prossimo appuntamento è il 26 agosto a Chamonix, sono consapevole di non avere tutte le carte in regola ma questo non mi impedirà di tentare… 

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