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Questa storia chiude un percorso! Si realizza un sogno!
È un sogno che mi porto dentro da alcuni anni e che si è trasformato in progetto; un progetto costruito su di me, sulle mie capacità, sulle mie forze e che per diventare realtà ha avuto bisogno di una preparazione e di un supporto che ancora una volta mi hanno reso consapevole che “queste cose” non si fanno da soli.
È necessaria una preparazione atletica; allenamenti in montagna e in pianura finalizzati a mantenere un volume costante di km e dislivello, quando possibile cercando il conforto e la compagnia degli amici che si sacrificano anche per accompagnarti.
È necessaria una preparazione mentale; bisogna rimanere sul sentiero (Trail) anche a casa per non perdere la motivazione che è l’aspetto più fragile e che va sostenuta con la disciplina. La famiglia mi ha sostenuto vivendo con me questo sogno passo passo e lasciandomi i tempi e gli spazi che mi servivano per allenarmi senza mai farlo pesare.
È necessaria una preparazione tecnica; fiumi di parole per discutere e confrontarsi relativamente ai materiali da utilizzare; tentativi andati a buon fine ed altri fallimentari su zaini, scarpe, calze, garmin, pantaloni, magliette, giacche a vento e molto altro per trovare quello che maggiormente si adattasse alle mie caratteristiche, che non creasse abrasioni vesciche o che semplicemente fosse comodo da usare. Questo comporta un impegno di tempo e denaro rilevante.
Una preparazione fortemente personale che ha richiesto numerosi adattamenti e che con il tempo mi si è modellata addosso evidenziando dove stringeva; adattamenti che sono però stati possibili anche grazie al contributo degli amici che mi hanno dato consigli.
È determinante poi il supporto e viene dalle persone che più ti hanno a cuore, che condividono e capiscono l’importanza di questo tuo progetto e vogliono contribuire come possono ad aiutarti; anche un messaggio di incoraggiamento fa la sua parte e quelli che ho ricevuto dagli amici e dal gruppo Generali Runners durante la gara sono stati importanti.
Questa gara mi era entrata nelle ossa; ho dedicato anni di preparazione per realizzarla e la domanda che più spesso mi viene posta è “perché arrivare fino al punto di stare male?”
Ci sono innumerevoli risposte, una per ciascuno dei 1800 atleti che si sono presentati a Courmayeur per correre una gara di Trail Running di 150km e 9300 di dislivello.
La risposta è contenuta in una miscela di emozioni che sono uniche per ciascuno di noi, libertà, natura, prestazioni, ego, potenza, superamento dei propri limiti, spensieratezza, gratitudine, divertimento e tante altre ancora. Forse è “quel sentimento doppio e contraddittorio, di attrazione-repulsione, che l'uomo prova di fronte alla grandezza e alla potenza della natura” (cit): il SUBLIME!
Nei mesi precedenti
Pianifico una gara al mese a partire da gennaio; ci sono vari amici a farmi compagnia e con cui condividere la fatica per partecipare a gare e allenamenti.
Più spesso con Marco che è una macchina da corsa e mi tiene sempre fuori giri, Sofia è un vulcano in attività e Cristian con la sua serenità e determinazione e altri del gruppo, ogniuno mi ha lasciato qualcosa da conservare.
Si aggiungono tanti kilometri e tanto dislivello e ci sono periodi buoni con risultati soddisfacenti che si alternano a momenti difficili che mi spingono a rinunciare.
Poco prima della partenza, e con mia grande gioia, Sofia decide di accompagnarmi a Chamonix; ci accordiamo per fare insieme una parte del percorso a partire dal base vita di Beaufort; questo è il momento più critico della gara, in questo punto si saranno percorsi 100km e 6000 metri di dislivello e si deve ripartire per gli ultimi 50km e 3300 di dislivello.
Con Chiara studiamo un programma e formuliamo una strategia conservativa; dividiamo in quattro parti il percorso e definiamo dei tempi di passaggio.
Nel primo blocco i cancelli orari non mi permettono di rilassarmi troppo, devo tenere un buon ritmo
Nel secondo blocco posso rilassarmi un poco, c’è più margine nei cancelli orari
Il terzo e quarto blocco mi sono sconosciuti ma i cancelli orari sono larghi e dovrei avere margine.
Purtroppo la realtà sarà diversa e i tempi saranno concitati dall’inizio alla fine.
Ma veniamo alla gara!


Arriviamo a Chamonix il giorno prima della gara, e ci possiamo gustare questa atmosfera carica di adrenalina; è l’evento più importante al mondo nella sfera del trail running, la città è in festa e la parte dedicata all’expo è grandissima, ci sono tutti i marchi per il trail, dai più conosciuti a quelli emergenti.
Un giretto allo store ufficiale per scoprire che nella maglia della TDS c’è stampato anche il mio nome.
Il giorno di gara è rilassante, riesco a riposare e la sera prendiamo la navetta che ci porterà a Courmayeur per trascorrere le ore prima della partenza con un clima mite, sarà una notte fantastica.
Alle 23:50 saluto Chiara e Sofia con l’accordo di trovarci la notte successiva a Beaufort, il secondo base vita. E ora…
PRONTI, VIA!!!!
Primo blocco; progressivo di 50km e 2400 metri di dislivello, destinazione Bourg St Maurice

La partenza è emozionante come sempre, adrenalina e paura che si uniscono assieme, mille ansie e perplessità unite a un desiderio di partire il prima possibile. Si corre in centro città e ci si dirige subito alla pista da sci dove inizia la prima salita, 11 km e 1200D+ facili che mi permettono di prendere le misure, le gambe i polmoni e il cuore stanno bene. Ora mi diverto.
Siamo un fiume di atleti; 1800 persone che si sviluppano in un cordone di torce frontali e che illuminano il sentiero come fosse giorno
Giù in discesa per risalire a Col Chavennes, siamo in piena notte e a 2500mt di altezza e sento molto freddo, devo indossare la giacca a vento. Discesa semplice per risalire a Petit san Bernard e vedere la prima alba di questa avventura. Di nuovo in discesa fino a fondo valle per coprire il primo blocco.
Arrivo al ristoro con un tempo totale di 10 ore è 27’ con un ritardo di 10 minuti sul nostro programma; Fa molto caldo. Mi fermo e riposo, metto gli indumenti più leggeri e riparto per il…
Secondo blocco; progressivo di 100km e 5800 metri di dislivello, destinazione Beaufort.
All’uscita del ristoro controllano a tutti la presenza del materiale obbligatorio; giacca a vento, telefono e kit di sopravvivenza. Questa è una parte difficile e l’organizzazione è ben consapevole di cosa ci attende. Ora fa molto caldo ma molti arriveranno al base vita in piena notte, è necessario avere il materiale per affrontare il freddo.
Si parte subito in salita, un tratto di 1900 di dislivello in circa 10km e il caldo si fa sentire.
Mi sento stanco e comincio a sentire la crisi, la riconosco facilmente e sono pronto; rallento il ritmo della salita e mi riposo spesso. Il sonno mi appesantisce e mi offusca la mente.
Siamo sempre esposti al sole, nessun riparo per ore e sto esaurendo le energie.
Quando incontro dei piccoli ricoveri all’ombra mi stendo e faccio dei micro sonni; bastano pochi minuti per riprendersi e ripartire. Arrivo al passo Pralognan coprendo 60km e 4400D+ in 15 ore e 57’ ma sono sfinito. Il prossimo ristoro è vicino e ci arrivo con un anticipo di 6 minuti prima della barriera oraria, sul filo del rasoio. Recupero un poco e riparto. Ora la temperatura è più mite.
Saliscendi su sentieri sempre più tecnici per arrivare a La Gittaz con 72km e 4800D+ in 19 ore e 31’ Non sono riuscito a recuperare nulla sulla barriera oraria, passo nuovamente con un anticipo di soli 6 minuti dalla chiusura.
In questo tratto il sole è tramontato ed inizia la seconda notte, ho avuto problemi di stomaco.
Troppo caldo e mi sono alimentato poco.
Altra salita di 800mt a otre 2000metri di altezza circondati da mucche curiose che fanno suonare rumorosamente i loro campanacci per attirare l’attenzione. E ora inizia il tratto difficile, una discesa lunghissima con una perdita di dislivello di 1400mt su un sentiero molto tecnico, la prima parte con rocce molto alte per concludere nel bosco con radici sporgenti intrecciate tra loro da affrontare in piena notte con la frontale.
Avevamo previsto di trovarci con Chiara e Sofia alle 00:30 ma arrivo alle 1:30 con un tempo totale di 25 ore e 18’ perdendo tempo prezioso che mi sarebbe servito per riposare.
Ho incontrato Sofia sul sentiero, poi Chiara lungo la strada e mi hanno accompagnato al base vita.
La mia support crew mi porta in una stanzina separata dove hanno preparato tutto, riesco a fare anche una doccia veloce e mi addormento. Mi svegliano dopo mezzora e mi preparo a ripartire. Mangio un poco e ho lo stomaco in sofferenza ma nel complesso mi sono ripreso.
Saluto Chiara con l’intesa di incontrarci il giorno successivo al:
Terzo blocco; progressivo di 121km e 7800 metri di dislivello, destinazione Les Contamines.


Ripartire in compagnia cambia completamente la percezione della fatica, Sofia detta il passo e riesco a tenere il suo ritmo ma lei vede subito che sono in difficoltà perché non mi sono alimentato bene.
Con una pazienza infinita mi aiuta a mangiare qualcosa a piccole dosi; io sono riluttante perché ho paura di vomitare nuovamente ma devo farmi aiutare e un poco alla volta riesco a mangiare.
Subito dopo la ripartenza attraversiamo dei borghetti splendidi, piccoli gioielli di montagna che possiamo vedere con le luci della notte e che rendono il contesto magico.
Incontriamo un piccolo gruppetto di mucche ferme alla stazione dell’autobus alle 3 di notte; ci osservano curiose chiedendosi, forse, a che ora passava l’autobus per rientrare al loro ricovero.
Nel frattempo, il problema allo stomaco sta passando e mangio sempre di più sentendo che mi tornano le energie, sia fisiche che mentali.
Affrontiamo le salite con cautela e chiacchierando; il tempo scorre e in prossimità di Hauteluce inizia un nuovo giorno.
Arriviamo al ristoro con un tempo di 28 ore e 41’ recuperando circa 40 minuti sulla barriera oraria
Ora che sto meglio posso affrontare le salite con maggior tranquillità ma non mi aspettavo una tecnicità così elevata: salite e discese molto difficili che ci mettono alla prova.
Il programma prevede che Sofia mi accompagni fino Les Contamines; ma io le chiedo se vuole accompagnami fino all’arrivo di Chamonix; vedo sul suo viso la titubanza ma poi decide di accettare, capisce che ne ho bisogno e lo fa per me.
Attraversiamo posti meravigliosi, valli selvagge e non frequentate dove l’organizzazione è passata da poco per ripristinare i sentieri per la gara; salite spacca gambe e discese da capogiro che ci porteranno all’ultimo base vita con un progressivo di 36 ore e 20’ e con 45 minuti di anticipo dalla barriera oraria ma dobbiamo riposare.
Ultimo blocco: progressivo di 150km e 9300 metri di dislivello, destinazione Chamonix


Troviamo Chiara al ristoro che ci ha portato le provviste, mangiamo e ci sistemiamo un poco ma siamo decisamente molto stanchi. Vedo che Sofia è in difficoltà ed insisto che si fermi qui; io mi sento meglio e riuscirò ad arrivare senza problemi; non la convinco e decide di ripartire non me.
Devo cambiare le scarpe, le Hoka mi hanno regalato 3 vesciche e un dolore fortissimo al malleolo; indosso le Salomon, salutiamo Chiara un po’ rassicurata nel vedere che sto molto meglio rispetto al precedente base vita.
Ripartiamo verso la cima Col de Tricot che ci porterà ad aver percorso 129km e 9000 metri dislivello. Arriviamo in cima con una salita lunga sotto il sole e con un totale di 39 ore e 30’ dove scopriamo, con grande piacere, che l’organizzazione ha aggiunto 45 minuti di tempo limite; ci possiamo rilassare un poco.
Ora il tratto tra Col de Tricot e Bellevue prevede un tratto in discesa e una salita con un dislivello di 400mt condita da un panorama mozzafiato: siamo di fianco al ghiacciaio e il Monte Bianco domina tutto il paesaggio. La discesa è comunque molto tecnica ma le Salomon mi permettono di scendere con sicurezza e, nonostante la stanchezza, mi sto divertendo.
Inconsapevolmente la testa comincia pensare ai tempi molto risicati e ho paura di non arrivare prima del limite. Sofia è stanca e la sto mettendo in difficoltà, dobbiamo stare bene e rallentiamo un poco.
A Bellevue arriviamo con un tempo di 41 ore e 21’. Ora mancano 14km all’arrivo ma la discesa fino a Les Houches è molto impegnativa.
A questo ristoro incontriamo Alexandra, lei ha la sua gara l’indomani mattina.
Ci accompagna fino all’imbocco della pista ciclabile che ci condurrà, in falso piano, fino a Chamonix.
Percorriamo questi ultimi 8km camminando con grande sofferenza, siamo stanchi e i piedi sono devastati per entrambi, il dolore e la stanchezza sono così forti che cala il silenzio nonostante le tantissime persone che ci festeggiano come se fossimo i primi.
All’ingresso della città riusciamo a correre un poco, un incitamento pazzesco che fa dimenticare tutto ed emerge solo la felicità di essere arrivati; si entra nella zona transennata; giro del palazzo e di fronte il traguardo della UTMB; un traguardo che ho visto nei video dei top runners decine di volte.
Cerco Chiara, non la vedo c’è troppa gente.
Tagliamo il traguardo in 43 ore e 59 minuti. Il tempo limite, senza il bonus di oggi, era di 44 ore.
Sono finisher ufficiale della TDS dentro il tempo standard previsto per questa gara.
Subito dopo ci raggiunge Chiara e abbiamo modo di festeggiare tutti e tre assieme, l’organizzazione ci lascia il tempo di fare le foto e riposarci un poco.
Raccolgo le mie emozioni e mi ricompongo alla meno peggio per dirigerci a casa, ma prima ci vuole una buona birra.
Questo traguardo mi ha insegnato molto del mondo dell’ultra Trail e la TDS si conferma essere una gara che non aveva nulla a che vedere con tutto quello che avevo provato in altre gare; l’asticella era più alta e chiedeva un approccio diverso da quello che sapevo fare.
Ho imparato molte cose: da solo a gestire la privazione del sonno; da Marco a spingere sull’acceleratore anche quando tutto ti fa male, da Sofia che mi devo alimentare anche forzatamente, da Cristian che la regola è ‘un ristoro alla volta’.
Ci sono riuscito grazie a tutto questo e grazie anche a una condizione astrale favorevole. Non è fondamentale arrivare ai propri obbiettivi da soli.
Era il mio sogno e si è realizzato ma ora sarò capace di rimanere senza un nuovo sogno?




