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AUT - Adamello Ultra Trail

Dettagli
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Sto guidando di ritorno dalla Val d’Aosta; con la TDS non ho raggiunto l’obiettivo e abbiamo ragionato tutto il giorno sui motivi.

 

E. – “E adesso cosa facciamo?”
C. – “In che senso? Vuoi, ti regalo la maglietta dei MalMaturi con scritto DNF?”
E. – “No, intendevo che non ho portato a casa i punti ITRA e se il prossimo anno volessi rifarla non so se riesco a qualificarmi”
C. – “Aspetta che guardo… a fine Settembre c’è la Adamello UT, sono 100km e 6000D+, come quelli che hai fatto in TDS e ti da 5 punti ITRA”
E. – “Ok, ci penso”

 

A distanza di tre giorni ci avevo pensato abbastanza e mi sono iscritto. La logistica è diversa dal solito, si parte la mattina alle 7 e si correrà tutto il giorno; a circa 65km il dislivello positivo sarà completato e gli ultimi 35km sono in discesa; che dovrà essere fatta quasi tutta di notte. l piano è lo stesso, da casa ho il team che mi segue con il live track e a cui mi posso appoggiare per informazioni sul percorso che devo affrontare.

Da regolamento il materiale obbligatorio è quello per il freddo ma due giorni prima della partenza l’organizzazione ci avvisa che la gara è rinviata di una settimana per cattivo tempo. Francamente mi sento sollevato, non avevo voglia di ripetere l’esperienza della Val D’Aosta.
Per giorno della gara il tempo è fantastico; arrivo a Vezza d’Oglio la sera del giovedì e sono più che tranquillo e rilassato.

Ora inizia la piccola odissea; sono le 20 circa, controllo la borsa che era pronta dalla settimana precedente e mi accorgo che "non ho la pila frontale", l’avevo tolta per caricare la batteria. Senza la frontale non posso partire, non solo perché il regolamento lo vieta ma soprattutto perché è impossibile correre una notte in montagna al buio.
“Houston abbiamo un problema”.
Iniziano le telefonate per cercare una soluzione e l’unica speranza che ho è quella di rivolgermi all’organizzazione. Trovo una signora indaffarata a seguire il briefing e le spiego la situazione; mi chiede se sono disponibile a prenderne una al negozio di articoli sportivi. Telefona alla proprietaria del negozio che, alle 21, viene ad aprire il negozio solo per me. Problema risolto ????

Il mattino seguente va tutto liscio, mi preparo, e mi avvio alla partenza. Inizio le classiche procedure per caricare la traccia sul Garmin e vedo che i prompt non sono i soliti, ignoro la cosa e alle 7 VIA!!!
La prima parte è fantastica, mi sento bene e sento bene le gambe, sono sciolte e forti, i primi minuti di corsa mi dicono che sarà una bella giornata ma so che la TDS non è stata ancora del tutto recuperata, non sono al 100% su tutti i fronti.

Dopo il passaggio nelle vie del paese si sale subito. Con passo deciso ma non troppo arrivo a Porta Muralta e in soli 10km 1500D+ già fatti.
Ogni tanto controllo il Garmin e mi accorgo che non sta tracciando, nessun dato. Il caricamento non era andato a buon fine e sono al buio sulla distanza e sul dislivello percorso. Andiamo avanti…
Giù in discesa e piccola scivolata su una pietra. Metto, istintivamente il bastoncino di sinistra a terra per non cadere e “Crack”: bastoncino spezzato in due.
Imprecazioni di ogni tipo, non solo per il costo dei bastoncini in carbonio, ma anche per il fatto che devo fare altri 4500D+ con le mani sulle ginocchia per aiutarmi in salita. Ci sarà da divertirsi…

Nella restante discesa verso Cortebona incontro due ragazze che scendono al mio passo e ne approfitto per fare amicizia: sono Diana a Manuela.
Si parla del più e del meno e accettiamo implicitamente di farci compagnia nel tratto che potremmo fare assieme.
Il tempo passa veloce e anche i km scorrono. Ai ristori l’organizzazione ha dato il meglio di sé. Il cibo è ottimo e vario, sempre presente il pasto caldo che nelle lunghe distanze è fondamentale.
I panorami sono bellissimi. Anche questi monti sono stati teatro della Grande Guerra e parte del percorso si svolge proprio dentro alle trincee costruite dai soldati; mi vengono in mente i racconti descritti da Chiara nel libro di Piero.
Il tipo di percorso non è facile, ci sono molti gradoni e il livello di tecnicità richiesta non rende semplice la corsa.

 

 

Giù in discesa nel tratto che ci porterà verso Prisigai, abbiamo percorso circa 30km godendoci la giornata ma ora sentiamo un rumore forte e che non riusciamo ad associare a qualcosa di noto; ci guardiamo in giro e i runner davanti a noi si fermano e urlano “Frana”.
Alziamo immediatamente la testa: un fronte di pietre ci sta arrivando addosso. Diana riesce a tornare indietro ma io e Manuela ci siamo dentro; vedo una lastra di granito che mi prende di mira e che a ogni rimbalzo cambia direzione, non riesco a prevederne la traiettoria.
Salto fuori del sentiero verso valle, mi riparo dietro un omino di pietra e mi appoggio con le mani su di lui per sostenermi. Sento che viene colpito e quasi fatto crollare ma mi ha riparato; Manuela era dietro di me e viene colpita alla testa da un sasso.
Ci portiamo con calma al ristoro successivo, il soccorso medico la controlla: tutto ok.

 

Il tratto che ci porterà fino al 50°km circa scorre tranquillo, quando riesco mi sento con Chiara ma ci sono problemi di copertura e non è facile.
Manuela si è ripresa bene, al punto che inizia ad allungare il passo; provo a stare un poco con lei ma decido che non ne vale la pena, non è questo il tipo di gara che volevo fare e devo gestire la mancanza dei bastoncini, preferisco accodarmi a Diana che conosce alla perfezione questi sentieri: sono il suo campo di allenamento. È un gran vantaggio avere una proiezione di come saranno i sentieri e quanto manca al prossimo ristoro.

 

Inizia la notte, la temperatura comincia ad abbassarsi e cominciamo ad aggiungere strati caldi. Diana inizia ad avere qualche difficoltà. Abbiamo fatto troppa strada assieme per salutarci qua; questo è il momento in cui ci si aiuta. Lei è preoccupata di rovinare la mia gara ma per me non è un problema, sono consapevole che questa strategia mi porterà all’arrivo.
Nelle salite lei tiene il suo passo e quando vado troppo avanti mi fermo ad aspettarla.
Mi trovo un posto comodo dove sedermi, spengo la frontale e resto in silenzio a guardare le montagne illuminate da una luna incantevole. Nel silenzio della notte si sentono forti i bramiti dei cervi che sono nella stagione degli accoppiamenti. Sono felici ????
Non mi sognerei mai di salire in montagna di notte in circostanze diverse da un evento organizzato; sono fortunato ad avere questa possibilità e mi godo questa incredibile full immersion nella natura.

 

Ad un successivo ristoro Diana trova suo fratello; la aspettava in piena notte e ci accompagnerà per un tratto del percorso cercando di supportarla e renderle la fatica più sopportabile.
Ci avviciniamo al punto più alto dell’intero tracciato, il Passo dei Contrabbandieri, l’organizzazione ha predisposto gli ultimi 200mt della salita con delle fiaccole sul percorso; possiamo vedere il sentiero illuminato fino alla forcella, un’immagine da film: fantastico.


Piccola discesa e finalmente riesco a sentirmi con Chiara, le racconto dell’avventura e che non sono solo. Ora inizia l’ultima salita fino alla Città morta, siamo a circa 65km e abbiamo completato tutte le salite impegnative, abbiamo percorso circa 6000mt di dislivello.
Al passo del Tonale il fratello di Diana ci saluta. Fa davvero freddo.
Durante la notte i ristori sono allestiti dentro i rifugi dove possiamo beneficiare di ambienti coperti e i tavoli del locale; aggiungiamo un altro strato di indumenti caldi e mettiamo i pantaloni lunghi.


Durante la notte abbiamo incontrato molti volontari che segnavano il numero del pettorale per il controllo del passaggio. Erano tantissimi e mi sono rimasti impressi nella memoria il ragazzo con la tenda e il suo cane Aikos; i due signori che, per combattere il freddo, hanno usato troppa tecnologia etilica e fanno fatica a prendere nota dei due numeri; la signora che all’ingresso di un borghetto ci offre un caffè portandoci nella propria cucina dove, alle 4 di notte, ci prepara il caffè e ci accoglie sul divano di casa.
Per gli abitanti della valle la Adamello UT è un evento che ha coinvolto tutti, non solo gli organizzatori.

 

Sta albeggiando. Arriviamo al passo del Tonale e siamo a 86km. Diana trova suo marito; anche lui aveva già completato la gara ed era risalito ad aspettarla.
Mi sento con Chiara, non siamo riusciti a rimanere molto in contatto durante la notte.
Usciamo dal ristoro ed è già giorno; ci siamo persi l’alba… pazienza.
Mancano circa 12km all’arrivo, il sentiero è facile ma siamo entrambi molto stanchi; questa parte sembra non finire mai. Ci sono piccole salite che in circostanze normali si farebbero correndo, ora sono un calvario.
Il sole scalda e un poco alla volta togliamo strati di abbigliamento, fa di nuovo caldo e torniamo alla manica corta come alla partenza.
Vezza d’Oglio è alla portata di sguardo; entriamo in questo piccolo paesino e percorriamo gli ultimi metri accompagnati da due ragazzini che ci vogliono assistere nella parte finale, ultima curva a sinistra e siamo ARRIVATI!!!!

 

Questa non è stata una vera gara di Trail running ma comunque una sfida su molti fronti; non una competizione ma una avventura forte. Non ho messo alla prova la capacità atletica ma mi ha fatto crescere in autoconsapevolezza. La strategia immaginata prima di partire è stata stravolta dopo la rottura del bastoncino, ho dovuto deviare la gara su un approccio conservativo ed è andata bene.
Diana mi ha confidato che più volte voleva ritirarsi durante la notte ma è rimasta in gara grazie all’incoraggiamento che ci facevamo a vicenda.


Torno alla macchina e mi addormento; dormo un paio di ore e mi avvio per tornare a casa, stavolta con la medaglia di finisher.

 

 

 

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